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Il caso Goldman

2023
Titolo Originale:
Il caso Goldman
REGIA:
Cédric Kahn
CAST:
Arieh Worthalter (Pierre Goldman)
Arthur Harari (Georges Kiejman)
Jerzy Radziwiłowicz (Altar Goldman)

Il nostro giudizio

Il caso Goldman è un film del 2023, diretto da Cédric Kahn.

L’intellettuale, estremista e terrorista di sinistra Pierre Goldman ne aveva combinate di tutti colori, in particolare rosso: nato a Lione nel 1944, figlio di un ebreo polacco che fece il partigiano, negli anni Sessanta aveva disertato il servizio militare scappando a Cuba per partecipare alla causa di Fidel Castro. Dopo la morte di Che Guevara nel ‘67, aveva riparato in Venezuela dove divenne esperto di rapine: si ricorda un famoso colpo alla Bank of Canada in cui viene ingabbiata tutta la banda, tranne Pierre che riesce a tornare in Francia. A quel punto affina tale abilità, su territorio transalpino, con predilezione per le farmacie che venivano predate per finanziare la lotta armata. Ed è qui che si innesta Le procès Goldman, il film di Cédric Kahn in sala dal 23 maggio 2024 con Movies Inspired col titolo Il caso Goldman. Dopo un primo procedimento, l’imputato viene portato alla sbarra nel 1976 con l’accusa di aver compiuto quattro rapine, di cui l’ultima aveva lasciato a terra due morti ammazzati a colpi di pistola. La questione è dirimente: con la condanna lo stato di Goldman sarebbe slittato da presunto rivoluzionario a crudele omicida. “Sono un gangster ma non un assassino”, dichiara l’uomo in premessa. Ancora prima, nell’incipit, aveva liquidato il suo avvocato definendolo “un ebreo da salotto”, mentre lui che era di origine ebraica si faceva pedina della rivoluzione.

Era un gran personaggio Goldman, a metà tra Mario Moretti e Carlos, lo Sciacallo già inscenato nella serie di Assayas: era uno che si vantava di aver rubato, ma negava sdegnosamente di avere ucciso; una figura possibile solo negli anni Settanta, che quando entrava in tribunale veniva accolta dagli applausi scroscianti dei sostenitori, indifferenti ai possibili delitti. Per affrontare la vicenda Cédric Kahn è la persona giusta. Regista francese da sempre sottovalutato, fuori dal cerchio degli eletti, in realtà autore di film duri e cattivi, potenti, di cui il migliore è proprio su un assassino, quel Roberto Succo in odore di cult a inizio Duemila. Il caso Goldman è un courtroom radicale: come da titolo, si seguono le fasi del dibattito senza quasi mai uscire dall’aula, tranne rare eccezioni. Sfilano i testimoni dell’accusa, non della difesa che li rifiuta, visto che l’imputato vuole essere dichiarato innocente in sé, non grazie a qualcuno che lo sostenga; compaiono in aula i genitori, struggente è la testimonianza del padre Alter (il grande attore polacco Jerzy Radziwiłowicz), insieme alla donna nera con cui ha una relazione. La battaglia legale si svolge in un clima di contrapposizione frontale, colpevolisti contro innocentisti, spesso interrotta da urla e frasi improvvise.

Emergono le contraddizioni di tutti, a partire dall’imputato: a quanto pare il tenace Pierre sulle spiagge venezuelane si era rammollito e passava il tempo a bere e fare serata… Da parte sua l’agente che lo riconosce, beccandosi anche una pallottola, in prima battuta aveva parlato di un “mulatto”, mentre l’estremista è esattamente bianco. La polizia non sarà mica razzista? Kahn espelle ogni elemento spettacolare e riduce al minimo l’azione, per paradosso aumentando così la potenza del thriller e la profondità del mistero che racchiude. Vedere Goldman in aula che mima la pistola, rivolto proprio a un poliziotto, è più efficace di un eventuale flashback che lo rappresenti. La riuscita si deve anche alla prova degli attori, che favoriscono una ricostruzione sempre credibile. Il principale è inevitabilmente il protagonista, un magnifico Arieh Worthalter in grado di sostenere tutte le sfumature di Goldman, dall’orgoglio allo sdegno passando per una specie di commozione. Insomma, Pierre è un militante eroico e spericolato o soltanto un pezzo di merda che spara e uccide? Il processo dice la sua verità, la didascalia finale è una doccia fredda. Un film terrorista.